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Cronaca

Roma: due operatori ecologici denunciati per atti vandalici, ecco il video

Pubblicato: Apr 28, 2010 da admin Archiviato in: Cronaca

I due uomini che vedete nel video qui sopra, rilasciato dalla Polizia di Stato, sono due operatori ecologici che da qualche tempo si divertivano a graffiare la carrozzeria delle automobili in sosta e a bucare i pneumatici delle stese auto.

Questi atti vandalici andavano avanti ormai da tempo, ma è stato solo dopo diverse denunce da parte di automobilisti, che le autorità hanno deciso di fare dei controlli.

I danneggiamenti avvenivano tutti nella stessa zona, Vigna Stelluti, così gli agenti del commissaria Ponte Milvio hanno iniziato a contollare i filmati delle telecamere di sicurezza presenti nella zona.

I due colpevoli sono subito emersi: un italiano di 34 anni ed un romeno di 35, che agivano armati di punteruolo, sono stati denunciati in libertà per danneggiamento aggravato continuato in concorso.


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Arrestato Giovanni Tegano, boss della 'ndrangheta latitante da 17 anni

Pubblicato: Apr 28, 2010 da admin Archiviato in: Cronaca

Doppio colpo alla ‘ndrangheta. Ieri sera i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato a Melito Porto Salvo Rocco Morabito, 50 anni, figlio del boss Giuseppe “Tiradritto”. L’uomo, ritenuto elemento di spicco della consorteria mafiosa di Africo, era sfuggito alla cattura nell’ambito dell’operazione Reale che nei giorni scorsi ha colpito l’alleanza, e la costituzione di una “commissione provinciale”, tra le cosche di Africo San Luca e Reggio Calabria.

“Finalmente mi avete preso”, ha detto Morabito ai carabinieri che lo hanno intercettato mentre andava dalla sorella a bordo della sua auto. E sempre ieri, nella tarda serata, in località Terreti a Reggio Calabria è stato arrestato Giovanni Tegano, tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia. A catturare il superlatitante, 70 anni, alla macchia dal 1993, gli uomini della Squadra mobile di Reggio. Il boss è stato condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di tipo mafioso.

Dal 1995 era ricercato in campo internazionale. E parlare dei Tegano significa parlare anche della guerra di mafia che insanguinò Reggio Calabria nella seconda metà degli anni ‘80. Le cosche coinvolte erano da una parte i De Stefano, Tegano, Libri, Latella, Barreca, Paviglianiti, Zito, dall’altra le “famiglie” Imerti, Saraceno, Condello, Fontana, Serraino, Rosmini.

Mille morti ammazzati in poco più di sei anni. Condello aveva determinato la vittoria di un cartello che grazie a lui poteva contare su killer spietati. Da una parte i Condello-Imerti e una serie di altre famiglie mafiose. Dall’altra i De Stefano-Tegano. Inizialmente il boss era legato ai De Stefano. Il “Supremo” aveva cementato l’alleanza con la cosca di Archi grazie le sue stesse nozze.

E ancora:

Accanto a Pasquale, sull’altare avevano preso posto i “compari d’anello” (nella tradizione calabrese così si chiamano gli amici che donano l’anello nuziale alla sposa) Paolo De Stefano e Giovanni Fontana. Una saldatura arrivata a seguito del primo scontro di mafia che si trascinò fino alla fine degli anni ‘70. Tutto Cambia nel febbraio del 1985 con un altro matrimonio, quello dello stesso Antonino Imerti con una cugina di Pasquale Condello.

La seconda guerra di mafia iniziò con i due tentativi di assassinio di Imerti, ma Condello uscì indenne anche da questo terremoto. Poi l’autobomba che fece saltare in aria il capo degli avversari, Paolo De Stefano. Condello in quegli anni comandava un gruppo di fuoco imponente. Al punto da spostare gli equilibri tra i due casati che si affrontarono per le strade della città a colpi di bazooka. Anni terribili, di morte. A Reggio le squadre di killer si affrontavano per strada. E per diventare un obiettivo era sufficiente un rapporto di parentela anche lontana, o una semplice conoscenza sbagliata. (Archivio La Repubblica).

Condello, “volto delle cosche che trattano con politica ed economia” come lo definì uno dei pm del processo Ligato, ora sta scontando quattro ergastoli. Nel 2004 venne arrestato anche Orazio De Stefano in un lussuoso appartamento a Reggio Calabria. Sposato dal dicembre del 1985 con Antonietta Benestare, nipote di Pasquale e Giovanni Tegano, il boss aveva preso le redini del clan alleato dei Tegano dopo la morte del fratello Paolo, ucciso nel 1985.

Quell’agguato aveva scatenato a Reggio Calabria la guerra di mafia andata avanti fino agli inizi degli anni ‘90 provocando, come detto, centinaia di morti. Sulle circostanze dell’arresto di Tegano, in piena attività secondo gli investigatori, ci informa Reggio Tv:

Nella tarda serata gli investigatori hanno fatto irruzione in una abitazione in localita’ Perretti di Reggio Calabria. Nell’appartamento e’ stato trovato Giovanni Tegano in compagnia di altre persone che non hanno opposto resistenza. I poliziotti hanno provveduto all’identificazione di tutti i presenti e successivamente li hanno arrestati. Sulle modalita’ dell’arresto gli agenti mantengono il massimo riserbo perche’ sono in corso ancora una serie di accertamenti e verifiche.

Successivamente al boss, visibilmente sorpreso per il blitz che ne ha determinato l’arresto, sono stati notificati una serie di provvedimenti restrittivi per associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico di armi ed altri reati.

Oggi alle 11:00 presso la Questura di Reggio Calabria è prevista una conferenza stampa cui parteciperanno il procuratore Giuseppe Pignatone, il Questore, Carmelo Casabona, ed il capo della Squadra mobile, Renato Cortese.


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Caso Marrazzo: la Procura chiede l'incidente probatorio, le transessuali sono in pericolo di vita

Pubblicato: Apr 28, 2010 da admin Archiviato in: Cronaca

DelittoBrenda

Si torna a parlare del caso Marrazzo e delle trans coinvolte nello scandalo, Natali, Jennifer, Camilla, Silvia, Rachel, Jennifer e Maureen.

Tutte loro, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli, sarebbero in pericolo di vita e per questo dovranno essere sentite quanto prima in un incidente probatorio atto a congelare le loro testimonianze nella fase delle indagini preliminari.

Capaldo e Sabelli hanno ricordato al gip la morte della trans Brenda, “picchiata e poi forse anche uccisa“:

L’accaduto è esemplificativo dello stato di timore e della condizione particolarmente esposta ad atti di violenza in cui versano i testimoni dei quali si chiede l’esame.

Le transessuali sopracitate sono le testimoni chiave dell’inchiesta sui carabinieri della Compagnia Trionfale di Roma arrestati per il ricatto a Piero Marrazzo, ex governatore della Regione Lazio, e dei furti ai danni di altri clienti abituali delle trans.

Per questo motivo “sono particolarmente esposte ad atti di violenza o di minaccia“. Non solo: c’è anche la possibilità che “gli stessi possano rendersi irreperibili nel corso del procedimento e non possano quindi essere esaminati nel corso del dibattimento“.

Ora, come riporta il Corriere Della Sera:

Entro cinque giorni gli avvocati potranno presentare le controdeduzioni e poi arriverà la decisione.


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Caso Claps: la ragazza venne accoltellata e soffocata dopo un tentativo di stupro!

Pubblicato: Apr 28, 2010 da admin Archiviato in: Cronaca

In questo ultimo mese sta tenendo banco il caso di Elisa Claps, la ragazza potentina di 17 anni scomparsa nel 1993 il cui corpo è stato ritrovato in una chiesa.

Come ricorderete la procura di Salerno aveva disposto l’autopsia ed oggi sono state resi noti gli esiti, anche se la consulenza è tuttora secretata per decisione della Procura generale di Salerno. Secondo il perito, l’anatomopatologo Francesco Introna, la ragazza venne colpita con un’arma da taglio (verosimilmente un coltello) e poi soffocata il 13 settembre 1993, lo stesso giorno della scomparsa.

Non solo! Secondo gli inquirenti sia la coltellata che il tentativo di soffocamento sarebbero avvenuti durante un tentativo di stupro. Gli inquirenti non si sbilanciano fornendo ulteriori dichiarazioni ma i sospetti si concentrano su Danilo Restivo, l’uomo che venne visto entrare con Elisa Claps nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza.


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bambina di 7 anni picchiata e fatta morire di fame, la madre e il patrigno sotto processo

Pubblicato: Feb 26, 2010 da admin Archiviato in: Cronaca

Angela Gordon

Gli assistenti sociali inglesi hanno di nuovo i riflettori puntati contro dopo l’ennesimo caso di morte infantile che si sarebbe potuto evitare.

Nove assistenti sociali, agenti di polizia ed insegnanti, nonostante le continue visite nell’abitazione della piccola Khyra Ishaq, di 7 anni, non sono riusciti ad evitare il decesso della bambina, fatta morire di fame dalla madre e dal compagno di lei.

Non siamo di fronte ad un caso di estrema povertà: il frigorifero della famiglia era sempre pieno, ma i due erano troppo crudeli per occuparsi della piccola e lei non era in grado di provvedere da sola.

La vicenda risale al maggio del 2008, ma il processo si sta svolgendo in questi giorni a Birmingham: Angela Gordon, 35 anni, e il suo compagno Junaid Abuhamza, 30 anni, sono stati condannati per omicidio colposo e per crudeltà nei confronti di altri cinque bambini che vivevano in casa con loro.


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